Home
Su
Programmi
News
Poetry slam
Editrice LettereCaffé
Il resto è poesia
Contatti
Visita il Caffé
lettere caffè tv
Rassegna Stampa
Rassegna Stampa Web
Immagini
Live
La Nostra Storia
Chi siamo
EnoGastronomia
Musica d'Autore
WebLinks
Lettere rivista
Cuccagna Village
cittaculturale


Tutti i diritti su file e immagini contenuti in questo sito sono di proprietà esclusiva dell' Editrice Letterecaffé s.r.l.


Musica dal Vivo  Poesia Readings Mostre  d'arte Presentazione Libri Dibattiti Conferenze Sala da The Caffetteria Coffe Bar  Consultazione Libri Riviste Musica d'Autore  


     




Segnalati da:


Web Master: Davide Trebbi

Sito ottimizzato per una risoluzione di 800x600 e 1024 x 768.

last update: 18/06/2008 17.04.15 +0200

 

Eric Andersen

in fondo alla pagina la galleria fotografica

Nato a Pittsburgh, Pennsylvania, il 14 Febbraio 1943, Eric Andersen è uno
dei più importanti cantautori americani. Dotato di una voce calda e
incisiva e di uno stile chitarristico semplice quanto efficace, è salito
alla ribalta a metà degli anni '60, quando il Greenwich Village di New York
era al centro di quello che fu chiamato "folk boom", un revival della
musica tradizionale e d'autore che lo ha avuto subito tra i suoi
protagonisti.
"Una volta Leonard Cohen venne da me mi disse, "Io sono un poeta e non ho
mai pensato di scrivere canzoni, ma ho sentito "Violets Of Dawn" e ho
cominciato a farlo". Anche a Kris Kristofferson piacevano le mie canzoni
sexy, le mie canzoni d'amore. Lo hanno aiutato a scrivere il tipo di cose
che ha fatto a Nashville, come "Help Me Make It Through The Night". Ha
detto che la mia "Come To My Bedside" gli è servita da ispirazione per
tentare di scrivere canzoni di quel genere.
Ho imparato a suonare la chitarra da vecchi dischi di rockabilly. Tra
questo, la lettura di Jack Kerouac e il fantasticare di viaggi, decisi
finalmente di fare l'autostop diretto in California. Lavoravo in un posto
in cui lavoravano anche Janis Joplin e Howard Hesseman. Anche Dino Valenti,
che ha scritto "Come On People, Let's Get Together" ci suonava ogni tanto e
io ho cominciato a cantare una volta a settimana. Una sera venne Tom
Paxton, mi sentì e mi disse che scrivevo delle belle canzoni. Mi suggerì di
andare a New York. Io ci andai e lui mi presentò a Robert Shelton. A
Shelton piacqui e fece un paio di telefonate. Una all'Elektra, ma il
proprietario era fuori città. Poi chiamò la Vanguard e il proprietario era
in città, così finii alla Vanguard. Fu soltanto per un caso.
Shelton mi presentò a Milt Okun, un produttore che accettò di pubblicare le
mie canzoni. Poi mi procurò il primo concerto, che fu al Folk City, e
scrisse un recensione molto positiva. Aprii la serata per John Lee Hooker.
Era il 1964. Ero così nervoso che facevo fatica a reggermi in piedi.
Tremavo come una foglia. Penso che cantai le mie canzoni troppo
velocemente. Feci un set di quarantacinque minuti in venti. Cantai "Come To
My Bedside" e un sacco di canzoni sul vagabondaggio. All'epoca mi piaceva
molto, vagabondare. Avevo paura. C'era tutta questa eccitazione. Io ero il
nuovo arrivato in città... "Vediamo cosa sa fare". Credo ci fossero Dylan,
Phil Ochs, Paxton - io ero il nuovo giovane punk. Tutti mi venivano a
vedere. Io ero molto eccitato ed esaltato, ma al tempo stesso ero molto
nervoso".
(da "Bringing It All Back Home", di Robbie Woliver, New York, 1986).
Preso sotto contratto dalla Vanguard, che con l'Elektra era la più
importante etichetta discografica del settore, conquistò la notorietà prima
come autore - "Thirsty Boots", "Violets Of Dawn" e "Close The Door Lightly"
furono riprese fra gli altri da Judy Collins e dai Blues Project - e poi
come protagonista di una serie di bellissimi album.
Nel 1968 anticipò con "A Country Dream" quella che con i Byrds e Bob Dylan
sarebbe diventata quasi una moda, colorando con accenti di country music le
sue splendide ballate. Passato alla Warner Bros, realizzò due album molto
diversi tra loro: "Avalanche" (1969), elettrico e segnato da una lucida
invettiva contro la guerra in Vietnam, "For What Was Gained", e "Eric
Andersen" (1970), nuovamente influenzato dal country. Visto che il successo
commerciale continuava a eluderlo, Andersen passò quindi alla Columbia, con
cui fece uscire quello che viene in genere considerato il suo capolavoro,
"Blue River" (1972). Prodotto a Nashville da Norbert Putnam, "Blue River" è
uno dei vertici della canzone d'autore americana di quegli anni e può
essere tranquillamente accostato a capolavori come "Blue" di Joni Mitchell,
"Harvest" di Neil Young o "Blood On The Tracks" di Bob Dylan. "Blue River"
è stato  ristampato nel 1999 dalla Columbia/Legacy in una versione
rimasterizzata. Dopo aver smarrito i nastri dell'album che avrebbe dovuto
consolidare il successo di critica e pubblico di "Blue River" - "Stages" è
uscito soltanto nel 1991, dopo che i nastri sono stati ritrovati per caso -
Andersen fu reclutato da Clive Davis che, transfuga dalla Columbia, aveva
fondato la Arista. Con questa etichetta pubblicò tre dischi: "Be True To
You" (1975), "Sweet Surprise" (1976) e "The Best Songs" (1977),
un'antologia in cui i classici del periodo Vanguard erano riproposti per
motivi contrattuali in versioni differenti.
Nella seconda metà del 1975, Andersen fu coinvolto con molti altri
musicisti, cantautori e poeti - Joni Mitchell, Arlo Guthrie, Allen
Ginsberg, Sam Shepard, Roger McGuinn, Joan Baez, Ramblin' Jack Elliott,
Mick Ronson tra gli altri - nella Rolling Thunder Revue di Bob Dylan.
"Midnight Son" (CBS, 1981), segnò il trasferimento di Andersen in Norvegia
e l'inizio di un periodo difficile, in cui scrisse la colonna sonora per il
film "Istanbul" di Marc Didden (EMI, 1985) e pubblicò il disco "Tight In
The Night" (Wind and Sand, 1985). Brani tratti da queste tre incisioni
furono poi raccolti in "Exile - European and Canadian Recordings 1980 -
1984)" (Important Records, 1990).
Il ritorno in grande stile, simile a quello di altri grandi talenti
"riemersi" alla fine degli anni '80, avvenne nel 1988 con "Ghosts Upon The
Road" (Gold Castle): nel lungo brano che dà il titolo all'album Andersen
rievocava gli esordi della sua lunga vicenda artistica. Il passo successivo
fu la formazione di un trio con il cantautore norvegese Jonas Fjeld e Rick
Danko, vecchio amico e leggendario bassista/cantante della Band.
Gli album
soono due: "Danko/Fjeld/Andersen" (Ryko, 1991) e "Ridin' On the Blinds"
(Grappa Records, 1994). 
Il primo è stato ristampato nel 2002 con
l'aggiunta di un cd live.
Seguono "Memory Of The Future" (Appleseed, 1999)
e "You Can't Relive The Past" (Appleseed, 200O).
Il 2003, anno del suo sessantesimo genetliaco, vedrà la pubblicazione di
"Beat Avenue", un doppio cd che ripropone la sua scrittura intensa e
ispirata. Il brano che dà il titolo al disco è un lungo poema in cui
Andersen rievoca il giorno dell'assassinio di John Kennedy a Dallas.
Tra gli artisti con cui Andersen ha collaborato ricordiamo almeno Bob
Dylan, Andy Warhol, Joni Mitchell, Joan Baez, Lou Reed, Jackson Browne e
Rick Danko.

Giancarlo Susanna

 

BENTORNATO ERIC ANDERSEN, GRANDE VOCE DEL PROFONDO FOLK

da "L'Unità" di Domenica 27 Febbraio 2003


di Giancarlo Susanna

Non è la prima volta che Eric Andersen, uno dei più grandi cantautori
americani contemporanei, viene a fare dei concerti in Italia, ma le date
del suo breve tour - oggi al Cineteatro Santavaleria di Seregno (Milano) e
il 24 al Big Mama di Roma, sempre in duo con il violinista Michele Gazich -
rivestono un interesse davvero particolare. Non solo perché quella di Roma
sarà preceduta nel pomeriggio da un incontro aperto al pubblico -  alle
17.15 al Lettere Caffé di Via San Francesco a Ripa - ma anche e soprattutto
perché coincidono con la la pubblicazione del nuovo album di Andersen,
"Beat Avenue"; e con il suo sessantesimo compleanno, festeggiato lo scorso
14 febbraio.
Dotato di una voce calda e incisiva e di uno stile chitarristico semplice
ed efficace, Andersen è salito alla ribalta a metà degli anni '60, proprio
all'apice del cosiddetto "folk boom". Innamorato delle canzoni di Woody
Guthrie e dei libri di Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs, il
giovanissimo Eric aveva lasciato la natia Pittsburgh per trasferirsi a San
Francisco. Lì fu notato da un altro cantautore, Tom Paxton, che gli
consigliò di spostarsi a New York e di frequentare i locali del Village.
Subito notato dal grande giornalista Robert Shelton e preso sotto contratto
dalla Vanguard, conquistò la notorietà prima come autore - "Thirsty Boots",
"Violets Of Dawn" e "Close The Door Lightly" furono riprese fra gli altri
da Judy Collins e dai Blues Project - e poi come protagonista di una serie
di album molto belli. Passato alla Warner Bros, realizzò due dischi molto
diversi tra loro: "Avalanche", elettrico e segnato da una lucida invettiva
contro la guerra in Vietnam ("For What Was Gained"), ed "Eric Andersen".
Visto che il successo commerciale non arrivava, Andersen passò quindi alla
Columbia, con cui fece uscire "Blue River", che viene in genere considerato
non soltanto il suo capolavoro ma anche uno dei vertici della canzone
d'autore americana degli anni '70. Dopo aver smarrito i nastri dell'album
che avrebbe dovuto consolidare il successo di critica e pubblico di "Blue
River" Andersen passò alla Arista, con cui pubblicò tre dischi senza molto
fortuna. Gli anni '80 sono stati per lui come altri "grandi" - da Bob Dylan
a Lou Reed passando per Neil Young - un periodo molto difficile. Il ritorno
in grande stile è avvenuto tuttavia nel 1988 con "Ghosts Upon The Road"
(nel brano omonimo rievocava i giorni del Village) e con la formazione di
un trio con il cantautore norvegese Jonas Fjeld e con il recentemente
scomparso Rick Danko, vecchio amico e leggendario bassista/cantante della
Band.
In "Beat Avenue", Andersen ripropone la sua scrittura intensa e ispirata e
il suo stile inconfondibile, toccando con grande eleganza il folk, il rock,
il blues e soprattutto la poesia. Il brano che dà il titolo al disco e su
cui il cantautore ha lavorato fin dai tempi di "Ghosts Upon The Road" è un
lungo poema in cui viene rievocato il giorno dell'assassinio di John F.
Kennedy a Dallas.

 

24 Febbraio 2003 - Lettere Caffé

live.jpg (44211 byte)

live_11.jpg (42275 byte)

live_12.jpg (42746 byte)

live_13.jpg (33618 byte)

live_3.jpg (38845 byte)

live_4.jpg (38061 byte)

live_6.jpg (28086 byte)

live_8.jpg (44155 byte)

live_7.jpg (32515 byte)

 

 

 

 

 

Home ] Su ] Programmi ] News ] Poetry slam ] Editrice LettereCaffé ] Il resto è poesia ] Contatti ] Visita il Caffé ] lettere caffè tv ] Rassegna Stampa ] Rassegna Stampa Web ] Immagini ] Live ] La Nostra Storia ] Chi siamo ] EnoGastronomia ] Musica d'Autore ] WebLinks ] Lettere rivista ] Cuccagna Village ] cittaculturale ]


per aprire il tuo Lettere Caffé in Franchising clicca qui

Direzione Lettere Caffé Roma : Enza Li Gioi; Direzione artistica : Davide Trebbi